Wine Sensation - Sviluppo sui nuovi mercati alternativi sul vino in Sardegna
Brasile Ottobre-Gennaio 2011-2012

Missione Brasile: Con un mercato di oltre 190 milioni di possibili consumatori, il Brasile è in prospettiva una realtà di sicuro interesse per i produttori italiani. Attualmente il reddito della popolazione in Brasile è in crescita del 6,3% all’anno e contribuisce a far aumentare la classe media, possibile consumatrice di vini italiani importati. Nella distribuzione locale di vini operano diversi operatori con caratteristiche e modalità operative differenti: dalle grandi organizzazioni internazionali di vendita (GDO), come Carrefour e Walmart, ai gruppi di distribuzione brasiliani, fino ad una serie innumerevole di piccole catene regionali. Diffusa inoltre la distribuzione via piccoli supermercati o negozi al dettaglio di generi alimentari. Un forte incentivo anche in prospettiva al consumo di vino italiano in Brasile è l’aumento costante dei ristoranti italiani di alto livello, molto appezzati dal consumatore brasiliano. Da ricordare tuttavia che manca ancora la cultura gastronomica e la capacità di valorizzare la qualità intrinseca dei vini. In questo contesto è da segnalare l’aumento costante delle iscrizioni a corsi di sommelier, che crescono in media 30% all’anno. Esistono inoltre 5 corsi per enologi riconosciuti dal Ministero e 580 associazioni online sul vino. Attualmente i vini italiani sono importati da importatori specializzati o direttamente dalla grande distribuzione. Lo stock locale risulta essere imprescindibile al fine di minimizzare i possibili ritardi alle dogane e disporre di vini in pronta consegna.
Mercato brasiliano. In Brasile operano oltre 300 imprese di importazione del vino tra cui i principali sono la Mistral, con oltre 2.000 etichette, la Casa Flora/Porto a Porto, la Decanter, World Wine, Grand Cru, Interfood, Expand e Vinci. Molto specializzate sono la Cellar, per vini dall’Italia e Francia, e l’Enoteca Acquasanta per vini italiani. Le più significative società d’import operano con etichette provenienti da diversi paesi, ma con i vini italiani considerati essenziali in particolare dalle regioni del Piemonte, della Lombardia, del Veneto, della Toscana e della Sicilia. L’acquisto è realizzato direttamente dall’importatore che entra in contatto con l’azienda vinicola estera anche attraverso la sua partecipazione a fiere del settore. I consumatori finali delle società di import sono gli empori alimentari, ristoranti, hotel, piccole reti di vendita al dettaglio e persone fisiche che desiderano acquistare una particolare tipologia di vino. Gli empori e le piccole reti di vendita al dettaglio sono i maggiori clienti delle società di import con gli empori che tendono a comprare grandi volumi per uno stock di circa 120 giorni. Hotel e ristoranti invece acquistano volumi più ridotti; alcuni importanti ristoranti acquistano anche solo 6-10 bottiglie al giorno. Oltre il 50% delle vendite di vino, espresse in volumi, avviene presso supermercati ed ipermercati. Makro, una catena distributiva di punti vendita all’ingrosso, ha realizzato un’area riservata ai vini, con una temperatura adeguata alla tipologia dei propri vini. Altri supermercati ne seguono l’esempio. Secondo l’ABRAS - Associazione Brasiliana di Supermercati - il maggiore supermercato del Brasile è il gruppo Pão de Açúcar, con 600 negozi ed un fatturato annuo di quasi 11,5 miliardi di euro. Nel 2010 il gruppo Pão de Açúcar ha venduto 18 milioni di bottiglie di vini nazionali ed esteri, importando circa 100 mila casse di vino; nel 2011 prevede un aumento delle importazioni del 30%. Il secondo maggior supermercato è Carrefour, con 500 negozi ed un fatturato di 11 miliardi di euro. Secondo Carlos Eduardo Saco, responsabile dell’area di bevande, la vendita di vino è cresciuta del 70% in questi ultimi 4 anni. Nel 2010 le importazioni sono cresciute del 100% per i vini cileni, del 50% per quelli portoghesi e del 30% per quelli argentini. Importante anche il supermercato Zona Sul a Rio de Janeiro. Nonostante sia al 17esimo posto nel ranking della Abras, è il lider del segmento dei vini a Rio de Janeiro. Secondo industry experts, nel 2010 l’importazione di vini ha raggiunto 87,5 mila casse, di cui 35% provenienti dal Cile, 25% dall’Argentina, 13% dalla Francia, 10% dal Portogallo, 7% dall’Italia e 10 % da altri paesi come Australia, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Africa del Sud e Spagna. Nel 2010 sono stati venduti un totale di 1,9 milioni di bottiglie di vino e spumante, con un fatturato di oltre 18 milioni di euro.
Offerta Locale:
In Brasile, la regione più importante per la produzione di vino è lo stato di Rio Grande do Sul al confine con l’Uruguay e l’Argentina. Nello stato di Rio Grande do Sul si trovano oltre il 50% dei produttori brasiliani, responsabili per il 90% del vino brasiliano. La cultura del vino in questa regione è stata sviluppata dagli immigranti italiani che hanno cominciato a coltivare i primi ceppi di uva proprio nella Serra Gaúcha. Nel Nord del paese, la Valle di São Francisco è attualmente la regione che si situa al secondo posto in fatto di produzione con circa 7,5 milioni di litri all’anno. Lo stato di San Paolo, con un volume molto inferiore, occupa il terzo posto, con una produzione di bassa qualità. La vitivinicoltura è ancora tradizionale e molto poco industrializzata. La regione più importante è caratterizzata da un clima temperato ed è localizzata nel Sud del Paese. In questa regione esiste una produzione molto diversificata: vengono coltivate uva bianca e nera di specie come la Vitis vinifera, Vitis labrusca e a Vitis bourquina. Da queste coltivazioni si producono i vini Isabel, Bordô (Ives), Couderc, Niagàra Branca, Concord Niagàra Rosada, Jacquez e Seibel 1077, Cabernet Sauvignon, Merlot, Tannat, Cabernet Franc, Pinot Noir, Touriga Nazionale e Tempranillo.
L’export del Brasile: L’Ibravin (Istituto Brasiliano del Vino) insieme all’Agenzia di Promozione delle Esportazioni e dell’Investimento (Apex-Brasil) ha realizzato il progetto Wines of Brasil per promuovere il vino brasiliano all’estero. Nel 2009 il Brasile ha esportato vino per un valore di 6,6 milioni di euro, nel 2010 l’export si è ridotto a 1,7 milioni di euro, nel 2011 si attende una crescita in valore delle esportazioni pari al 90%, per un totale pari a 3,25 milioni di euro di vini brasiliani di alta qualità. Ranking dei paesi importatori di vini brasiliani nel 2010: 1°Inghilterra; 2°Stati Uniti; 3°Olanda; 4°Germania; 5°Paraguai; 6°Colombia; 7° Svizzera; 8°Polonia; 9°Giappone; 10°Danimarca.
L’import del Brasile: L’import di vino del Brasile ha registrato un costante aumento negli ultimi 6 anni, grazie in particolare alla valorizzazione del Real, alla mancanza di una produzione locale diversificata e all’aumento del potere d’acquisto. Le importazioni sono state nel 2010 pari a 195 milioni di euro, equivalenti a 71 milioni di litri di vino.
-Da notare che tra il 2005 e 2010, la crescita delle importazioni in valore ha superato la crescita in volume, mostrando una propensione a migliorare la qualità del consumo. (dati I.C.E.) La tendenza per il 2011 è un aumento costante delle importazioni di vini di qualità.
Localizzazione consumo vino per città in Brasile
CONSUMO DEL VINO IN AUMENTO NONOSTANTE LE DIFFICOLTÀ Malgrado l’inasprimento dell’imposizione fiscale nel settore vinicolo, l’obbligatorietà del cosiddetto “bollo fiscale” da applicare sul collo delle bottiglie (in vigore dal primo di gennaio di quest’anno) ed un apprezzamento del tasso di cambio di circa il 20% rispetto al terzo trimestre del 2011, le importazioni di vino in Brasile sono aumentate sensibilmente. Nel 2011 la crescita è stata del 16,54%. Tutti i paesi, eccetto l´Africa del Sud hanno aumentato la propria quota. Vale la pena dare uno sguardo alla classifica del 2011 dei maggiori paesi esportatori di vino in Brasile. Il Cile, che mantiene la propria egemonia nel settore, è in cima alla classifica da 10 anni esatti. Rispetto al 2010, nel 2011 ha aumentato il proprio export del settore del 16,30%, con una quota del 29,10% in valore e del 35,14% in volume. È stato uno dei primi paesi produttori a credere nel potenziale brasiliano e ad investire in comunicazione. Attualmente sta cogliendo i frutti di un lavoro arduo, difficile ed altamente competitivo. I suoi vini, di buona qualità e con un costo relativamente accessibile, sono entrati nelle grazie dei consumatori. Difficilmente, negli anni a venire, la posizione acquisita dal Cile sarà intaccata.
L’Argentina, come negli anni passati, continua ad occupare la seconda posizione ma ogni anno migliora i propri prodotti: in media i vini argentini sono il 10,30% più cari dei vini cileni. Semplicemente guardando gli scaffali dei supermercati, si percepisce che ai tradizionali vini da tavola si stanno sostituendo vini di livello. La crescita è stata del 12,41% rispetto al 2010. Ha una quota del 21,40% in valore e del 23,32% in volume. La Francia si attesta al terzo posto grazie al vino spumante (Champagne e simili). Le proprie esportazioni in Brasile sono aumentate del 19,75% rispetto al 2010, con una quota del 14,67% in termini di valore e del 5,76% in volume. Al netto dell’imposizione fiscale il costo medio di una bottiglia di vino francese è di 5,41 dollari. L’Italia è al quarto posto ed è considerata la diretta rivale del Portogallo. Lo scorso anno l’export di vino italiano in Brasile è cresciuto del 21% rispetto al 2010. Il 48,90% del totale delle esportazioni del settore sono riconducibili al vino tipo “Lambrusco”. Il costo unitario netto all’ingresso in Brasile si aggira intorno ai 2,22 dollari la bottiglia, il meno caro dell’Unione Europea. La quota italiana è del 13,81% in valore del 17,28% in volume. Il Portogallo è al quinto posto e le proprie esportazioni di vino hanno registrato un aumento al di sopra della media del 19,09% nel 2011 rispetto al 2010. Ha una quota del 12,03% in valore e dell’11,01% in volume. Si caratterizza per le varietà tipiche esclusive ed autoctone. La Spagna è in sesta posizione e per il secondo anno consecutivo sta crescendo ad un ritmo importante. Nel 2011 il proprio export di vino in Brasile è aumentato del 32,12% rispetto all’anno precedente. Questa crescita è ancor più sensazionale se si considera che i propri vini sono più cari di quelli italiani di circa l’83%. Sulle ali del successo, la Spagna intende conquistare sempre maggiore spazio nei mercati esteri attraverso il potenziamento dell’attività delle organizzazioni regionali spagnole. La quota spagnola è stata del 4,75% in valore e del 3,39% in volume. Gli altri paesi, nel loro complesso, hanno una quota del 4,24% in valore e del 4,10% in volume.
Azienda vinicola Garibaldi inserita nella regione Serra Gaúcha.
Linee strategiche di azione
Studio di possibili consumatori e partner Lo studio sul mercato del vino brasiliano è stato fatto in loco, incrociando i dati ufficiali sul consumo procapite e le abitudini riscontrate nei ristoranti e luoghi di possibile consumo.
Il primo dato importante sul consumo a livello geografico è quello in cui si verifica la presenza di discendenza europea, quindi con una cultura radicata verso il consumo di vino. Parliamo quindi degli stati del sud, sudest, con capofila Rio de Janeiro (4.8 litri per persona/anno), a seguire Paranà (3,5), Rio Grande do Sul (3,2), San Paolo (2.9).Se andiamo a vedere invece i dati generali sul consumo per città, si noterà che in questo caso il capofila è San Paolo con 115.444.603 di litri per anno, con una percentuale di consumo del 33%, segue poi Rio de Janeiro e Paranà, questo sta a significare che il maggior consumo è anche li dove il potere di acquisto è maggiore e dove la maggior parte della popolazione è cristiana ed evangelica, quindi senza restrizioni dal punto di vista religioso. La media di consumo in generale per tutto il Brasile è di 2 litri per anno ( dato significativo se paragonato ai 40 litri per persona per l’Italia), questo sta a significare una fortissima crescita del consumo, determinata anche dalla classe sociale emergente, gli aumenti esponenziali dei corsi di sommelier e la presenza sempre più alta di ristoranti di cucina europea (italiana al primo posto) con carte del vino sempre più complete.
Bisogna considerare che oltre ai centri più grandi,ci sono realtà relativamente piccole, come Manaus che fa circa due milioni di abitanti, in cui il potere di acquisto aumenta ogni anno di più, con percentuali di rilievo e i ristoranti con una cucina di più alta qualità offrono sempre di più a i loro clienti alternative alla birra (la bevanda alcolica più bevuta in Brasile) come spumanti, vini bianchi o leggeri e amabili vini europei. Nel consumo di vino influisce non solo l’abitudine e la cultura del bere vino, ma soprattutto il prezzo per bottiglia. Una bottiglia di 5 euro in Europa è considerata cara e si può trovare una buona qualità, cosa impossibile in Brasile a causa dei dazi doganali, il vino quindi non può competere ancora con l’ottimo prezzo di una birra, magari prodotto direttamente in Brasile. Per ora il consumo maggiore si attesta all’interno di ristoranti e locali medio-alti, un consumo, come detto pocanzi, fatto da persone che hanno la possibilità di spendere somme tra i 30 e i 120 reais ( di grande rilievo). Il futuro di una forte espansione del vino però, avverrà all’interno di tutti quei locali di medio livello e quindi di massa, come pizzerie e currascherie. L’abitudine nei più grandi centri è quello di mangiar velocemente nella pausa lavoro, in special modo in self service, per una durata di crirca 10-20 minuti.in questo lasso di tempo diventa improbabile il consumo e l’apertura di una bottiglia di vino, al contrario di un fresco e veloce bicchiere di birra. In questo frangente è d’obbligo poter pensare ad un alternativa al consumo di birra, come un corner wine per il consumo veloce e facile di un solo bicchiere di vino.